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La misura del  tempo e la transitorietà non sono questioni  ideologiche: la natura ha le sue leggi e il concetto di entropia è necessario per comprendere ed esprimerne una parte fondamentale.
Tutti i sistemi abbandonati a se stessi tendono a divenire disordinati, dispersi e corrotti in relazione diretta al trascorrere del tempo. Ogni cosa vivente e non vivente si consuma, si deteriora e decade.
L’evoluzione ordinata che costruisce i sistemi complessi della vita  e l’estetica spontanea della natura che tende ad autostrutturarsi sono forse in contraddizione con la misura entropica del disordine?
Mentre nella foglia nascono ordine e vita  al suolo la macchina si decompone  aumentando  il disordine in un bilancio complessivo sempre a suo favore. Una fatica e una vittoria che illuminano l’eccezionalità e la preziosità della vita sul pianeta e sui suoi delicati equilibri, che impone la necessità di assumere una posizione solidale in sua difesa.
Rimane il problema  della sostenibilità e l’impossibilià di lasciare alle generazioni  future le risorse che gli consentono di avere gli stessi beni che abbiamo avuto noi.
Ciascun ciclo merceologico lascia la natura impoverita e genera scorie solo in parte riutilizzabili; ci avverte che questo sistema economico e la sua cultura,  presentata come unica possibile, portano a un futuro insostenibile per il nostro pianeta.