Beyond the Border

Quando ho deciso di fare un lavoro sui parchi e le aree potette mi sono venuti subito in mente alcuni aspetti che non avevo mai preso in considerazione, eppure sono stato tante volte a fare delle visite all’interno di alcun di queste aree; ma sempre con intenti prettamente turistici. La prima domanda che mi sono posto è forse la più importante: perchè abbiamo bisogno di creare queste aree protette? Forse perchè l’ambiente naturale normalmente viene distrutto? Quindi i confini dovrebbero essere netti e percepibili e far vedere la differenza tra il territorio protetto e quello non protetto? Da qui altre domande su cosa siano veramente i confini di un parco e su quello che si può fare e non fare all’interno di queste zone. Per questi dubbi quando ho pensato a quale parco indagare ne ho cercato uno che avesse ben evidenti alcuni aspetti critici che si ricollegavano in senso stretto alle mie domande. Senza andare tanto lontano, in Toscana il Parco Regionale delle Alpi Apuane mi offriva una vasta scelta di argomenti discutibili che hanno bisogno di risposte, senza dubbio queste montagne evidenziano, forse meglio di altre zone, il bisogno di protezione di un territorio e la conseguente istituzione di un’area protetta, ma allo stesso tempo evidenziano altrettanto nettamente il bisogno da parte dell’uomo di intervenire con attività commerciali all’interno di un territorio protetto e quindi il bisogno di violare una zona denominata protetta. Questa ambiguità credo sia un aspetto interessante da prendere come esempio per quello che oggi è il rapporto tra l’uomo, il territorio e l’ambiente naturale, un’ambiguità che si presenta non solo nelle aree protette, ma che in alcune di esse è esasperata. Basta pensare che da un censimento effettuato dall’università di Siena nel territorio apuano ci sono più di settecento cave tra attive, non attive e saggi. Basta guardare la mappa satellitare per capire quanto questo territorio abbia bisogno di protezione. Può bastare l’istituzione di un parco a proteggere un territorio oppure anche questa segue le regole della politica e della spartizione che deriva da interessi economici e non serve all’interesse comune che è quello di preservare l’ambiente? Si può considerare un’area protetta un tentativo di riappropriazione sociale e comune di un territorio? Questo è un pò quello che volevo mettere in evidenza con il mio lavoro fotografico. Paesaggi da un’area protetta che non lo sembra, un’ambiguità che faccia da presupposto per capire meglio cosa sono e a cosa servono i parchi e le riserve naturali in relazione a quello che è il rapporto tra l’attività umana, l’ambiente e il territorio e il modo in cui è cambiato nel tempo.

Home

Home consiste in una serie di stampe che vanno ad inserirsi nei meandri più intimi dello spazio quasi fossero oblò di una nave, obiettivi di un telescopio che gettano luce su un universo altro. Sono pianeti, nebulose, costellazioni minuziosamente codificate da coordinate casalinghe e quotidiane. Il risultato tangibile della stratificazione della polvere è l’unione di punti in un firmamento luminoso e pulsante. Un cosmo concentrato dunque, un microcosmo che è riflesso del macro che ci contiene, che è poi casa di tutti. Non solo cieli, ma anche paesaggi lunari, panorami terrestri accompagnano questo universo. Sono deserti, montagne, distese rocciose fatte con carta millimetrata o con buste di nylon accartocciate, fotografate in digitale e ancora una volta postprodotte stratificandovi alcune delle pellicole polverose usate anche per le costellazioni: sono sguardi, viste di superfici planetarie create in casa, ancora una volta.

In Progress

Vista dall’alto, attraverso uno strumento moderno come google earth, il nostro pianeta mostra chiaramente il volto dell’opera dell’uomo e dei cambiamenti climatici che porteranno le generazioni future a doversi adattare ad una vita diversa. In progress ci mostra la capacità del progresso di allontanarci volutamente dagli avvenimenti, come nel caso della tragedia amazzonica. Un disastro, la morte delle foreste e degli animali, il dolore e il pericolo si trasformano in fasci di linee e forme indifferenti. In un certo senso questa serie di fotografie è una cronaca diretta dai territori dove la realtà si intreccia con la virtualità e perde il potere di eccitare le emozioni acute e profonde. Qui il progresso risolve in miniatura il suo piu importante compito che è quello di liberarсi dal disagio. Il progresso anestetizza le anime che dovrebbero dolere per custodire la vita. In Progress è un progetto composto da 80 polaroid suddivise in quattro capitoli: la deforestazione, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari.

Land Market

Land Market e’ un progetto che analizza il rapporto ormai contorto tra globalizzazione e sfruttamento delle risorse naturali attraverso una serie di fotografie tragico-ironiche ispirate alla land art.  Fil rouge della sottile critica è un carrello della spesa inserito in un ambiente naturale come un’installazione simbolo dell’intervento freddo e costante dell’uomo. Questo per lasciare la traccia di una riflessione sul nostro sistema consumistico e sull’impatto che esso ha sul nostro pianeta.

IW - Novartis

La città dentro

Le immagini di questo progetto sono state scattate all’interno del Campus Novartis di Basilea durante l’incontro di Reflexions Masterclass a cui ho partecipato nel marzo 2013. Chi entra per la prima volta all’interno del Campus Novartis è colpito dal progetto di ricostruzione di una città nel cuore della città.Camminando in Fabrikstrasse si percepisce un clima di calma e serenità, gli spazi intorno alla via principale sono stati concepiti dagli architetti per favorire gli scambi interpersonali e migliorare le condizioni di lavoro, una città del bello e dell’arte metafora per la creatività scientifica dei settemila dipendenti che ci lavorano. L’atmosfera rilassata, statica e superficiale, è la visione della vita del Campus che ho voluto cogliere con le mie fotografie, oltre c’è l’altra faccia di una delle più grandi multinazionali che lavorano nel campo della biomedica.

IW - Palazzo Fortuny

Le immagini di questo progetto sono state scattate alla collezione di abiti appartenuti a Diana Vreeland nella mostra "Diana Vreeland After Diana Vreeland" a Palazzo Fortuny di Venezia durante l’incontro di Reflexions Masterclass a cui ho partecipato nel giuno 2012.

Sediments

E' stato realizzato nell’ambito della ricerca del collettivo Synap(see) sul Golfo di Baratti e l’opera dell’architetto Vittorio Giorgini, commissionato da BACO (Baratti Architettura e arte COntemporanea) Archivio Vittorio Giorgini - Giugno 2014

Nenets

Oggi, solo il 10% dei popoli tribali siberiani vive una vita nomade o semi-nomade, mentre 30 anni fa la percentuale era addirittura del 70%.
Sono sopravvissuti agli zar, alle rivoluzioni comuniste e a quelle liberiste grazie all’ambiente assai rigido in cui vivono.
Ora sulla popolazione Nenets, che vive nella penisola ghiacciata di Yamal in Russia, si allunga l’ombra dell’industria energetica: si ritrova, infatti, sotto i piedi enormi giacimenti di gas.
Il gigante di stato russo Gazprom ha già pianificato di trivellare l’intera regione di Yamal,
dove si trovano riserve sufficienti a coprire il fabbisogno mondiale per cinque anni.
Tutto questo al prezzo di inquinare la tundra e allontanare i nativi. “Per i miei nipoti – dice un’anziana Nenets – voglio che la nostra terra resti com‘è: con la sua bellezza intoccabile, con le sue renne.
Cosi’ anche i miei nipoti possono continuare a badare alle renne. Spero che Gazprom non ci cacci da qui”.
L’inviato speciale delle Nazioni Unite per le popolazioni indigene ha chiesto a Mosca di garantire che i nativi russi non siano messi in pericolo dall’industria.

 

Le Tracce

“Le Tracce” è un viaggio sahariano nel profondo sud algerino, un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana. Tracce provvisorie, fragili e incidentali ma anche preistoriche, tracce della forza della natura e dello scorrere del tempo. Strade asfaltate, piste, pozzi petroliferi, baracche, segnali stradali, carcasse di automobili e di animali, graffiti e impronte sono reperti che acquistano senso proiettati sullo sfondo dell’ infinità del deserto e vengono censiti prima di essere inghiottiti dal tempo. Tracce che si ricompongono indelebili nell’anima quando si viaggia a queste latitudini, verso un orizzonte lontano.

Cars

La misura del  tempo e la transitorietà non sono questioni  ideologiche: la natura ha le sue leggi e il concetto di entropia è necessario per comprendere ed esprimerne una parte fondamentale.
Tutti i sistemi abbandonati a se stessi tendono a divenire disordinati, dispersi e corrotti in relazione diretta al trascorrere del tempo. Ogni cosa vivente e non vivente si consuma, si deteriora e decade.
L’evoluzione ordinata che costruisce i sistemi complessi della vita  e l’estetica spontanea della natura che tende ad autostrutturarsi sono forse in contraddizione con la misura entropica del disordine?
Mentre nella foglia nascono ordine e vita  al suolo la macchina si decompone  aumentando  il disordine in un bilancio complessivo sempre a suo favore. Una fatica e una vittoria che illuminano l’eccezionalità e la preziosità della vita sul pianeta e sui suoi delicati equilibri, che impone la necessità di assumere una posizione solidale in sua difesa.
Rimane il problema  della sostenibilità e l’impossibilià di lasciare alle generazioni  future le risorse che gli consentono di avere gli stessi beni che abbiamo avuto noi.
Ciascun ciclo merceologico lascia la natura impoverita e genera scorie solo in parte riutilizzabili; ci avverte che questo sistema economico e la sua cultura,  presentata come unica possibile, portano a un futuro insostenibile per il nostro pianeta.